Campioni d’Italia

LA STORIA DELLA SAB
Società Atletica Bolzano

Stemma SAB

Una storia lunga mezzo secolo
di Mauro Fattor

Sabato 22 novembre 1947. I quotidiani aprono la prima pagina con l’annuncio della Conferenza di Londra. Il segretario di Stato americano Marshall, il ministro degli Esteri francese Bidault e i suoi colleghi Bevin per La Gran Bretagna e Molotov per l’Unione Sovietica si stanno preparando a gettare le basi della nuova organizzazione geopolitica dell’Europa e a lasciarsi alle spalle i fantasmi della guerra. L’atmosfera internazionale è cupa e Londra non risolverà tutti i problemi.
Si rimargineranno vecchie ferite, altre se ne apriranno. Ma con Londra il capitolo della guerra si chiude sul serio. Allentare la tensione, favorire la ricostruzione.
Da Londra il mondo si aspettava soprattutto questo. E ricostruire diventa la parola chiave per comprendere l’atmosfera di quei giorni. Ricostruire sulle macerie materiali lasciate dalla guerra, ma anche ricostruire nella testa della gente una parvenza di normalità sulle macerie lasciate dal nazismo e dal fascismo.
Per tornare a vivere poco a poco.
Sabato 22 novembre 1947. Ricostruire. L’Italia sta cercando faticosamente di rimettere in piedi un registro edilizio nazionale. Le cronache di quei giorni pensano soprattutto a questo. Un problema tecnico e organizzativo importante per gestire la ricostruzione. Certamente un approccio molto prosaico che lascia la politica in secondo piano. La voglia di normalità si esprime anche in questo modo. Apparentemente una bizzarria se si pensa a quel che stava accadendo a Londra e se si ricorda che esattamente di lì a un mese sarebbe stata varata la nuova Costituzione repubblicana. Tornare a vivere, questo contava. Londra sembrava terribilmente lontana e forse per molti versi lo era davvero. Fascismo, occupazione nazista e i brandelli di guerra civile scaturiti dalla follia di Salò avevano lasciato strascichi e pesanti fratture talvolta insanabili. Non tanto a livello della grande politica che col tempo digerisce e metabolizza tutto quanto a livello personale. Tra amici, vicini di casa, compagni di scuola, tra gente di sport. Sport appunto.
22 novembre 1947. Ricostruire. Nasce la SAB Società Atletica Bolzano. La voglia di atletica e il profumo delle piste spengono il risentimento anche in una terra difficile come l’Alto Adige. La notizia è riportata in un insignificante trafiletto del quotidiano Alto Adige del 23 di novembre.

«Ieri alle ore 17 presso la casa della ex-Gil maschile di via Vintola – scrive il giornale – si sono riuniti gli appassionati dell’atletica leggera di Bolzano che in assemblea generale hanno votato la costituzione di una nuova società alla quale è stato dato il nome di Società Atletica Bolzano (SAB). La nuova società si propone di praticare esclusivamente lo sport dell’atletica leggera per svilupparlo e portarlo all’altezza delle luminose tradizioni che la provincia possiede. Alla direzione della nuova società sono stati chiamati i signori Carlo Filippi segretario, rag. Franco Criscuolo cassiere, Bruno Rossi, Carlo Germani, e Gianni Giraldi, consiglieri. Tutti gli appassionati dello sport dell’atletica leggera che desiderano iscriversi alla nuova società, possono indirizzare le domande in via Vintola.
n. 1». Fine della trasmissione. Un comunicato laconico per dare avvio ad una storia che dura da cinquant’anni e che continua.
Per capire come e perché nasce la SAB è necessario però fare un passo indietro e guardare al panorama sportivo regionale e provinciale di quel primo dopoguerra. In Trentino a tenere banco sono due società: il “Gruppo sportivo Battisti” e la ricostituita “Ata”. I1 primo fa capo a Rolly Marchi, Camillo Rusconi, Enrico Baratto, Tullio Dissertori e Angelo Valer. Anche per il “Battisti” è più corretto parlare di ricostituzione . Il gruppo sportivo infatti era già stato fondato nel 1940 e si era successivamente sciolto in seguito alle tragiche vicende belliche. Il ritorno sulla scena voluto da Rolly Marchi riprende quindi un discorso sportivo troppo bruscamente interrotto. Il “Battisti” torna sulla scena prestissimo, addirittura il 10 luglio del 1945. Neppure un mese dopo, il 4 agosto dello stesso anno, a Trento riprende l’attività anche l’Ata sotto la guida di Pietro Oss.
L’atletica trentina si muove quindi con notevole dinamismo, spinta anche da uno spiccato dualismo tra le due società che sarà il segno distintivo di tutta questa prima fase. Una rivalità sportiva talvolta anche polemica, che certamente contribuisce a far crescere rapidamente tutto il movimento atletico trentino. E questo a differenza di quanto accade in Alto Adige, dove la situazione è più complessa e delicata e dove la situazione di stallo creata dal conflitto a livello politico ed etnico tenderà a ristagnare più a lungo, perlomeno a livello organizzativo. Non a caso con la maglia del “Gruppo sportivo Battisti” e dell’Ata troviamo spesso anche i nomi eccellenti dell’atletica altoatesina di quel periodo: l’azzurro Delfo Gurian davanti a tutti, ma senza dimenticare atleti del calibro di Kollenz e di Luis Regiert. Eppure anche a Bolzano non si rimane a guardare. L’atletica torna allo stadio Druso già nell’ottobre del 1945 con il più classico degli scontri tra rappresentative:
Bolzano contro Trento. Per la cronaca, si imposero di misura i trentini con il punteggio di 54 a 52.
In quegli stessi mesi muove i primi passi anche la Polisportiva Alto Adige. Un progetto ambizioso frutto dell’entusiasmo di Gino Beccaro e di un ristretto gruppo di appassionati. Beccaro riesce ad ottenere un modesto contributo dall’allora commissario prefettizio Innocenti e mette in piedi la prima società sportiva del dopoguerra altoatesino. Presidente della neonata società è Giovanni Viarengo, ex-azzurro. Il progetto della Polisportiva, come abbiamo detto, è ambizioso: una grande società presente in tutte le maggiori discipline sportive, sia individuali che di squadra. Ma l’entusiasmo non fa i conti con la modestia dei finanziamenti e la difficile situazione economica dell’Italia di quel primo dopoguerra.
«Le società – afferma Viarengo in un’intervista rilasciata al quotidiano “Alto Adige” il primo novembre del 1947 – oggi vivono di vita propria oppure muoiono di morte naturale, cioè sono abbandonate a se stesse, salvo il tenue filo che le lega alle federazioni sportive. La difficoltà maggiore che si incontra nel dirigere società è certamente quella finanziaria, specie quando queste società si propongono di dare vita a sport non spettacolari e quindi produttivi di incassi, ma a sport semplicemente e puramente.»
L’analisi di Viarengo era corretta. Costretto a fare i conti con la realtà, il direttivo della Polisportiva ad un certo punto è quasi obbligato a privilegiare gli sport di squadra più popolari e seguiti. A fare le spese di questa situazione di precarietà era soprattutto l’atletica, tanto è vero che ad un certo punto all’interno della Polisportiva Alto Adige inizia a serpeggiare un certo malumore. In queste condizioni tenere insieme la Polisportiva è estremamente difficile. Ad un certo punto il malumore prende la forma di una critica aperta alla gestione di Viarengo.

A poco è servita anche la creazione, sempre nel grande ventre della Polisportiva, di una sezione autonoma di atletica leggera. Un tentativo di mediazione effettuato nei primi mesi del 1947 che,
nel tentativo di calmare le acque, manteneva però inalterata la struttura unitaria della società
La situazione dell’atletica però non migliora e la disciplina stenta a decollare e a riguadagnare il rango che le compete. A bruciare è soprattutto il confronto con il dinamismo trentino e la consapevolezza che le potenzialità per una rinascita in grande stile della “regina degli sport” anche in Alto Adige ci sono tutte. Ad un certo punto la critica interna e la spinta al rinnovamento in casa della Polisportiva Alto Adige giungono ad un punto morto. Inizia a maturare la decisione del distacco.
Viarengo, comprensibilmente, non la prende bene. «Sono idee di-sgregatrici – dichiarava il presidente della Polisportiva alla stampa ai primi di novembre del 1947. Si tratta fortunatamente di pochi elementi i quali spinti più dalla foga giovanile che da profondità di ragionamento e da coscienza di causa vorrebbero organizzata la società a loro uso e consumo in una forma tale che a loro verrebbero i massimi benefici e alla società e per essa ai suoi dirigenti il più grave onere e soprattutto anche l’intera responsabilità delle loro incontrollate ed incontrollabili azioni. Da sportivo io dichiaro a questi giovani: se vi sentite campioni date tangibili prove del vostro valore sugli stadi e nelle piste, se vi sentite dirigenti ponete la vostra candidatura alla presidenza della società che con lo scadere dell’anno sarà vacante.»
Troppo tardi. Dalle ceneri della Sezione autonoma di atletica leggera pochi giorni dopo l’intervista rilasciata da Viarengo, nascerà infatti la Società Atletica Bolzano. A spingere verso questa non facile soluzione era stata anche la pubblicazione sul quotidiano “Alto Adige” di un articolo dal titolo “La giornata atletica meranese, canto del cigno di fine stagione”. Si trattava di un analisi impietosa della situazione in cui versava la disciplina in provincia di Bolzano che evidenziava da una parte una straordinaria crescita di interesse e di praticanti e dall’altra una modesta struttura organizzativa.
«Proprio ora che le foglie ingialliscono – scriveva l’anonimo articolista – gli entusiasmi paiono invece miracolosamente rinverditi.
Scorrendo le classifiche troverete tantissimi nomi noti ed ignoti, ottimo auspicio per la futura stagione. Questo sport così nobile, e in Alto Adige purtroppo assai trascurato, ha bisogno di nuova linfa vitale perché quassù si possa tornare ai livelli del passato».
Gettare le basi per tornare grandi, a questo pensavano Filippi, Criscuolo, Giraldi, Rossi e Germani quella sera del 22 novembre del 1947, quando fondarono la SAB. Il verbale di quella storica seduta è di una paginetta. A prendere per primo la parola è Franco Criscuolo che ricorda a tutti onori e oneri, ma soprattutto l’impegno morale che la scelta di uscire dalla Polisportiva comporta. Rossi e Germani vengono incaricati di elaborare al più presto uno schema di statuto sociale. Si decidono anche le prime spese: 1500 lire per l’uso e la manutenzione della palestra della Scuola Commerciale di via Leonardo da Vinci, e 500 lire per l’affiliazione della società alla FIDAL. Inizio degli allenamenti il primo dicembre del 1947, senza perdere altro tempo prezioso. A tamburo battente anche la prima assemblea generale dei soci. Statuto e regolamento interno vengono approvati infatti domenica 30 novembre 1947, in quella che resterà agli atti come la prima uscita pubblica della neocostituita società. Punto di riferimento è sempre la sede di via Vintola, nel vecchio edificio della Gioventù italiana Littorio. A metterla a disposizione era stata la “Associazione giovanile altoatesina”. Questo rapporto di mutuo soccorso spiega anche qual era il contesto sociale e culturale in cui la SAB muoveva i primi passi. Siamo infatti nell’ambito dell’associazionismo studentesco e scuole superiori ed università rappresentano il bacino principale all’interno del quale vengono via via pescati atleti e dirigenti.
U
na caratteristica che accomuna tutto l’atletismo regionale che però non cesserà mai di cercare nuovi sbocchi nel tentativo di allargare la base dei praticanti. Interessante da questo punto di vista sono i legami che proprio la SAB a Bolzano riuscirà di lì a poco ad allacciare con le grandi aziende della Zona Industriale di Bolzano e di cui parleremo più avanti. Ma torniamo all’atto di fondazione della Società Atletica Bolzano. A regnare è la precarietà finanziaria, organizzativa, agonistica. A dominare su tutto era la passione sportiva, per il resto si trattava di arrangiarsi. Per fare fronte alle necessità di tipo economico il gruppo dirigente e gli atleti si autotassavano. Niente allenatori di ruolo, ognuno faceva tesoro della propria esperienza trasmettendola ad altri. Da questo punto di vista comunque la SAB non era seconda a nessuno. La società nasce infatti quasi esclusivamente dall’impegno di chi l’atletica l’aveva praticata e continuava a praticarla con serietà. Unica eccezione nel gruppo dei fondatori era quella di Carlo Germani. Al traino della locomotiva dei dirigenti un gruppo di una quindicina di atleti e un gran numero di appassionati.
Dai verbali del direttivo si desume che in questa fase dalla SAB entrano ed escono a vario titolo nomi importanti dell’atletica regionale: Robert Lux ad Edoardo Eritale per citare i più famosi, ma anche Aldo Fattor ed altri. Meteore in alcuni casi, ma comunque il segno tangibile che il 22 novembre del 1947 era scoccata una scintilla destinata ad accendere un fuoco durevole e non a spegnersi senza lasciare traccia. L’entusiasmo era dunque alle stelle e la nuova avventura atletica non aveva avuto alcuna difficoltà a galvanizzare l’ambiente sportivo bolzanino. Questo significa capacità di attirare entro la propria orbita anche una parte quantitativamente modesta, ma qualitativamente importante, del mondo di lingua tedesca. Del resto chi voleva fare atletica in quel particolare momento storico non aveva altra scelta: o la SAB o il nulla.
Le cose sarebbero iniziate a cambiare solo con l’avvento dell’Autonomia. Solo in quel momento infatti il mondo sportivo di lingua tedesca inizia a riorganizzarsi in modo organico ad ottenere finanziamenti.
A lungo quindi la SAB resta da sola sulla scena unica società della provincia di Bolzano votata esclusivamente all’atletica leggera. P
er qualche tempo tenterà ancora di restare in piedi la sezione autonoma della Polisportiva Alto Adige, ma ben presto – da una parte e dall’altra – ci si rende conto che la cosa non ha senso c dunque anche la Polisportiva ad un certo punto è costretta a prendere atto dei nuovi equilibri. Continuare in queste condizioni non avrebbe senso e così, passati un paio d’anni la Polisportiva si defila uscendo dall’atletica leggera e lasciando il campo libero alla SAB.
I primi anni della gestione Filippi ai vertici della Società Atletica Bolzano sono comunque duri. Ben presto risulta chiaro che l’autotassazione non basta. Se può servire per mandare avanti l’ordinaria amministrazione, quando si tratta di organizzare gare a livello provinciale, o magari regionale, la musica è tutta diversa e la carenza di fondi diventa l’ostacolo principale da superare. Dal Comune di Bolzano è inutile attendersi molto. Nel capitolo delle “spese non obbligatorie” teoricamente c’è posto anche per l’atletica e per lo sport in generale, in realtà le cose stanno in modo ben diverso e il denaro che arriva dall’amministrazione comunale alla SAB è ben poca cosa. In ogni caso nulla che possa consentire di programmare l’attività in modo decente. È a questo punto che per finanziare i meeting e le gare di spicco del calendario provinciale la SAB entra in contatto con le aziende della Zona Industriale. Un’intuizione che si rivelerà giusta.
Lancia, Acciaierie, Magnesio contribuiscono in questo modo alla rinascita dell’atletica leggera in provincia di Bolzano sostituendosi in qualche modo alle carenze della pubblica amministrazione. Questo cortocircuito positivo tra sport e grande industria produce risultati anche a livello di reclutamento. Dalle aziende ad un certo punto iniziano ad arrivare non solo fondi, ma anche atleti.
E questo è un risultato ancora più importante. Luigi Betta, mezzofondista di classe, è il prodotto più significativo di questo singolare – almeno per i tempi – matrimonio industrial-sportivo. Nel 1949 Betta lavora alla “Montecatini”. La cosa diventa tanto seria che ad un certo punto la stessa “Montecatini” decide di dar vita ad un proprio gruppo di mezzofondisti che di fatto entra in competizione con la SAB andando ad arricchire per qualche tempo il panorama dell’atletica provinciale.
A parte i problemi di ordine economico, c’era un’altra grande necessità in quei primissimi anni del Dopoguerra: cercare in tutti modi di allargare la base dei praticanti. A dare una svolta in questo senso sarebbe stata nel 1951 la circolare del consiglio dei ministri che portava lo sport tra i banchi di scuola. Per il momento però bisognava arrangiarsi, e la SAB aveva dimostrato subito di averlo capito. Dalla nascita della società il 22 novembre del 1947 all’organizzazione della prima gara di propaganda passano infatti appena due settimane. Il 5 dicembre sulla cronaca sportiva del quotidiano “Alto Adige”, in poche righe, si annuncia la prima corsa campestre targata SAB, in qualche modo quindi storica.
L’appuntamento era per il 7 di dicembre. «La gara – si legge nell’articolo – si svolgerà sul seguente percorso: partenza all’altezza del ristorante “Stella d’Oro” in via Dalmazia, tutta via Dalmazia, 200 metri del vicolo Santa Maria, 200 metri di campagna, via Palermo, via Hofer, via Milano e arrivo in Piazza Matteotti. La classifica sarà compilata per tre distinte categorie di concorrenti e precisamente:
a) Classificati (atleti già classificati fra i primi 5 in gare svoltesi negli anni 1946 e 1947)
b) Principianti (atleti mai classificatisi nei primi cinque in gare svoltesi negli anni 1946 e 1947)
c) Allievi (atleti nati dopo il 1929).

La giuria sarà composta dal signor Willy Schoenhuber, coadiuvato dal signor Filippi (direttore di gara), Rossi, Olaroni, Landi, Boidi e Rinaldi; giudice arbitro della gara sig. Giovanni Bertossi, presidente clel Comitato provinciale della Fidal. Le iscrizioni sono gratuite. La partenza verrà data alle ore 11. È già assicurata una larga partecipazione di atleti che daranno vita ad un’entusiastica competizione per la quale sono in palio numerosi premi. Ecco l’elenco dei primi iscritti: Criscuolo, Galante Adriano e Guido Simonetti, Bardi, Naletti, Eritale Alberto, Nicotra, Santandrea, Barro e Lutterotti della SAB; Smitti, Nicoletti Valentino ed Umberto, e Bustreo di S. Giacomo; Comini, Gheno, Rigo e Gallo delle Acciaierie . Per la cronaca la corsa campestre venne vinta da Gurian Delso della Polisportiva Alto Adige davanti a Naletto e Criscuolo della SAB.
«La gara – specificava il giornale dell’8 dicembre con una prosa ancora pregna della retorica del regime – si e svolta in un clima di giovanile baldanza e di ardore agonistico.» Insomma, un successo. A tal punto che appena una settimana dopo, il 14 dicembre 1947, si replica con una seconda corsa campestre sul percorso via Claudia Augusta, via Lagrange, Via Lancia, via Resia, via Claudia Augusta. Ventitrè i concorrenti ai nastri di partenza e ancora una volta a metterli tutti in fila ci pensa Delso Gurian.
La SAB da parte sua si conferma una società dinamica ed intraprendente e dopo tanti trafiletti anonimi si merita, finalmente, il primo vero articolo sullo “Alto Adige”. Il pezzo si intitola semplicemente “È sorta la SAB” ma riveste un’indubbia importanza. Con questo articolo l’oggetto misterioso dell’atletica altoatesina cattura l’attenzione del mondo sportivo ed esce dal limbo delle realtà virtuali.

«La Società Atletica Bolzano – si legge sul quotidiano altoatesino – è facile intuirlo, si propone di ridare impulso all’atletica, a tutti i rami dell’atletica leggera, sia in campo regionale che provinciale, chiamando attorno a sé atleti giovani e vecchi, promuovendo un vivaio di giovani speranze da lanciare nelle competizioni sia locali che nazionali, organizzando gare che se saranno riservate, in un primo momento, agli atleti della provincia e della regione potranno, appena il Coni avrà terminato i lavori della pista del campo sportivo, assumere il rango di gare nazionali ove si batteranno i migliori atleti italiani delle varie specialità. Attorno a questa schiera di protagonisti dello sport puro è augurabile che un’altra se ne formi di appassionati, ammiratori e sostenitori.
Bolzano ha avuto nel passato una tradizione atletica di rango nazionale. Chi non ricorda i tempi di Adalberto Giovannazzi, quasi olimpionico con i suoi 11″ netti sui cento metri piani e quelli di Edoardo Eritale, l’azzurro ostacolista dei 110, o quelli di Lux, il famoso campione di decathlon? È una tradizione che impone dei doveri e che, se addita una meta, ci fa obbligo di far rivivere oggi sulle piste d’Italia la fama gloriosa della Bolzano sportiva. Promotori un gruppo di vecchie glorie, il 30 novembre scorso la società è stata fondata, gettando la prima pietra della rinnovata tradizione. Sono stati designati a far parte del direttivo il vecchio centometrista e saltatore in lungo Carlo Filippi come segretario, il quattrocentista Criscuolo come amministratore, il vecchio ostacolista e lanciatore di giavellotto Bruno Rossi, l’atleta Gianni Giraldi e Carlo Germani. Come allenatore – conclude l’articolo – è stato chiamato l’espertissimo Giuseppe Vedani, alla scuola del quale molti atleti avranno modo di perfezionare lo stile migliorando il rendimento.»
E proprio alla figura di questo massaggiatore-allenatore non vedente è legato un episodio degli anni eroici della SAB che sconfina nella leggenda. Bologna, 1948:
all attuale stadio Dallara si tenevano quelle che oggi potremmo definire le fasi interregionali dei campionati di società. C’è anche la SAB, impegnata per la prima volta in un confronto sportivo fuori dai confini della regione. Un test importante per mettere alla prova le proprie potenzialità. C’è solo un problema, bisogna coprire tutte le specialità e alla SAB manca invece un marciatore. Come fare? Alla fine la decisione è presa: a scendere in pista sarà Vedani. Un cieco in pista, per amore dell’atletica. Vedani è uomo di grandissima sensibilità e non tradisce le attese. Si attacca al ‘treno” vincente e non lo molla più. I suoi occhi sono gli occhi di chi lo precede. Lui ascolta, “sente” la pista sotto i piedi. Nessuno si accorge che in gara c’è un non vedente e Vedani arriva in fondo con un tempo intorno ai 56 minuti. A vincere sono cuore e passione, la bandiera della SAB.
Continuano intanto le gare di propaganda. La SAB vuole crescere in fretta, ma si rende conto che per far veramente decollare l’atletica in Alto Adige e uscire da un precariato che inizia a stare stretto, bisogna fare di più. L’idea e quella di iniziare anche con l’attività femminile. È il 1949.
L iniziativa ha un duplice scopo: quel confessabile di colmare una lacuna importante nel panorama sportivo locale, che di fatto non permetteva alle donne di dedicarsi all’atletica con la lodevole ma modesta eccezione dello Sport Club Merano; e quello inconfessabile di sperare, con una nutrita presenza femminile, di attirare un maggior numero di atleti uomini. In pratica due piccioni con una fava. Il direttivo ben presto si rende conto però che in questo modo il quadro organizzativo si complica terribilmente ed è costretto a rinunciare. Del resto sono anni in cui era persino impensabile dare vita a riunioni miste, con gare maschili e femminili, e dunque l’apertura all’atletica femminile si sarebbe rivelata pressoché ingestibile, considerate le forze in campo.
Questo è il motivo per cui la SAB resterà esclusivamente maschile per oltre trent’anni e per questo stesso motivo Franco Criscuolo, nel 1953, uscirà dal direttivo della SAB per dare vita alla SAF, la Società Atletica Femminile, altra storica formazione dell’atletica provinciale destinata a durare nel tempo.
Con l’ingresso dello sport di base nella scuola, nel 1951, decolla anche l’atletica leggera. Nel periodo di preparazione dei Campionati Studenteschi allo stadio Druso di Bolzano ci sono centinaia di atleti in allenamento. Un periodo straordinario destinato, purtroppo, a durare lo spazio di un decennio e a non ripetersi.
Sempre a cavallo del decennio un’altra iniziativa targata SAB è destinata a lasciare il segno. Oggi non se ne ricorda quasi più nessuno, ma allora era diventato un appuntamento classico che portava a Bolzano i nomi più belli dell’atletica nazionale, dal genovese Giovanni Nocco a Gaetano Malerba del Cral Marzotto di Valdagno – attirati da un montepremi decisamente inusitato per il periodo.
È il “Giro dei tre Ponti”, una sorta di antesignano di quella che molti anni dopo sarebbe divenuta la “Strabolzano”. La gara partiva da ponte Talvera, costeggiava il torrente fino al ponte di S. Antonio, lo superava scendendo sulla sponda opposta del torrente, si infilava in via Egger Lienz, poi raggiungeva ponte Druso, via Dante, via Rosmini e, nuovamente, il ponte Talvera. Un circuito che andava effettuato due volte e che si concludeva in prossimità del monumento alla Vittoria.
Per tutto il movimento atletico sono anni d’oro. Assieme all’atletica decolla anche la SAB, che nel 1957 e nel 1958 conquista altrettanti titoli regionali di società. Ormai la società è un punto fermo del panorama sportivo altoatesino. E continuerà ad esserlo negli anni successivi.
Da una costola della SAB negli anni Settanta prenderà vita anche la “Fiamma Bolzano”, filiazione del Centro Sportivo nazionale Fiamma. Dopo Franco Criscuolo ad abbandonare la SAB e a lanciarsi nella nuova avventura sarà questa volta Edoardo Eritale. La SAB accusa il colpo ma continua per la propria strada ed è ancora qui oggi, anche se rinnovata e trasformata. Proprio questa, in tutti questi decenni, è stata la sua grande forza. Fiutare l’aria, anticipare i tempi e saper cambiare. Avere dei progetti, non ancorarsi al passato.
Questo spiega anche gli altri due passaggi cruciali della storia del sodalizio: la nascita nel 1983 della NAAA, la Nuova Atletica Alto Adige, e successivamente la nascita nel 1996 dell’Athletic Club 96, ultima trasmutazione del patrimonio genetico SAB. Il futuro di chi ha creduto e crede nei valori che in tutti questi anni la SAB ha saputo trasmettere.
Ma facciamo un passo indietro e torniamo all’esperienza NAAA. Dietro questa sigla ci sono la caparbietà e l’intelligenza di un gruppo di dirigenti ed allenatori che all’inizio degli anni ottanta aveva capito che l’atletica leggera altoatesina – complice una rigida separazione etnica a livello di strutture, di finanziamenti pubblici e di uomini – aveva imboccato una strada che l’avrebbe portata ad una rapida involuzione. Per questo Toni Millo, Andrea Vantini, Claudio Tait e Guglielmo Gandini cercano di reagire e di inventarsi la NAAA. L’idea di fondo è quella di rompere il cerchio delle piccole e stagnanti esperienze societarie destinate alla mera sopravvivenza, e di dare vita ad una grande società di atletica a livello provinciale che raccolga tutti gli atleti più forti di lingua ita1iana e di lingua tedesca e che consenta all’Alto Adige di giocare un ruolo di primo piano a livello nazionale. L’intuizione è quella giusta, ma la sua realizzazione pratica si rivela da subito molto, molto difficile. A mostrarsi subito impraticabile è la strada della società interetnica. Troppo rigidità, troppi interessi a livello politico la rendono di fatto impossibile. Alla fine il progetto decolla comunque ma in tono minore.
La Nuova Atletica Alto Adige nasce dalla fusione delle categorie allievi, junior e senior maschili e femminili della SAB, dell’Atletica Bressanone, dell’Atletica Laives e dall’Atletica Appiano. La NAAA raccoglie la crema dei vivai, mentre le diverse componenti societarie che la compongono come in un mosaico, continuano la propria attività a livello giovanile. I risultati dell’esperimento non mancano, soprattutto nei primi anni e s uscitano ammirazione anche fuori dai confini della provincia. Fioccano titoli provinciali e regionali cadetti, allievi, allieve, a squadre.

Dopo tanti anni di purgatorio a fare la parte del leone sono soprattutto le donne. Una nidiata di atlete formidabili con una regina, Antonella Bellutti, poi passata a mietere allori mondiali ed olimpici nel ciclismo su strada. Trascinati dalla Bellutti a metà degli anni ottanta arriva anche il titolo italiano allieve di prove multiple di società. Anche a livello maschile la società matura e si affaccia fuori dai confini regionali. Nel 1985, a sorpresa, vince la fase regionale del campionato nazionale di serie B e si qualifica assieme alla Quercia Rovereto per la fase interregionale.
È l’apice della parabola della NAAA. Poi, inesorabile, inizia il declino. La NAAA inizia a perdere i pezzi, tanto che nel 1993 l’analisi del presidente, Guglielmo Gandini, è impietosa: «La motivazione principale che aveva condotto alla nascita della NAAA – scrive Gandini nell’annuario della società – è stata chiaramente tradita. Il tentativo di costruire una società con formazioni assolute in grado cli competere a livello nazionale attraverso il reclutamento di atleti di tutta la provincia con la partecipazione di un numero cospicuo di società, ha finito per scontrarsi con l’egoismo, l’egocentrismo e le antipatie personali rivelatisi alla fine ostacoli insormontabili.» L’attività del sodalizio continuerà per altri due anni poi, nel 1996, si chiude definitivamente il capitolo NAAA.
Dalle ceneri della Nuova Atletica Alto Adige nasce l’Athletic Club 96. Si ricomincia, si ricostruisce. Ricostruire, anche oggi, come allora, come nel 1947. Senza mai mollare.
Questa è la SAB.